Il vero cristiano

Erano tutti [testi, ndr] già noti, tranne uno, quello che oggi conosciamo come l’A Diogneto: un’esortazione a farsi cristiani, scritta da un anonimo in forma di lettera e indirizzata appunto a un tal Diogneto di cui nulla sappiamo. E’ sorprendente che l’opera, oggi datata al II secolo, fino ad allora fosse totalmente sconosciuta, mai citata né dagli autori antichi né da quelli medievali. Per una serie rocambolesca di eventi il codice, dopo la Rivoluzione Francese, arriva alla biblioteca comunale di Strasburgo. Durante la guerra franco-prussiana del 1870, una bomba tedesca colpisce la biblioteca e il testo brucia. Per fortuna, era già stato trascritto.

Bellissima storia, se ne potrebbe ricavare uno sceneggiato. Ma perché richiama questo testo per rispondere alla domanda? Qual è il suo valore?

Si tratta di un vero gioiello della letteratura cristiana antica, il cui tema è la vita paradossale del cristiano, il suo rapporto col mondo, articolato attraverso una felice combinazione della teologia di Paolo e di quella di Giovanni. Ne cito qualche passaggio dal capitolo V, facendo notare che si tratta di uno dei pochi riferimenti patristici accolti nei documenti del Concilio Vaticano II. La bella traduzione di Bernardino M. Zanella non è forse scientificamente inappuntabile, rende però benissimo il pathos straordinario del testo:

I cristiani non si distinguono dagli altri uomini né per il territorio, né per la lingua, né per le consuetudini di vita. Perché non abitano città proprie, non usano un linguaggio particolare, non conducono uno speciale genere di vita. La loro dottrina non è frutto dell’acuta indagine di uomini di genio; e non professano, come alcuni, una filosofia umana. Disseminati per città elleniche e barbare, secondo che a ciascuno è toccato in sorte, e uniformandosi alle abitudini locali nel vestire, nei cibi, e in ogni altro aspetto della vita, rivelano, per comune consenso, la meravigliosa e paradossale forma della loro vita associata.

Pensi alla distanza fra questo ritratto della vita del cristiano e la smania odierna di battezzare ed etichettare, cristianamente se non addirittura cattolicamente, ogni cosa nella società, nella politica, nella finanza, nella cultura, nelle arti, nelle scienze.

Penso, e misuro l’enorme distanza.

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