Il genio di Majorana

Laura Fermi diceva: “Gli veniva in mente un’idea nuova, o la soluzione di un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all’Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea.”
Ma appena gli altri approvavano, se ne entusiasmavano, lo esortavano a pubblicare, Majorana si richiudeva, farfugliava che era roba da bambini e che non valeva la pena discorrerne: e appena fumata l’ultima sigaretta […] buttava il pacchetto – e i calcoli, e le teorie – nel cestino. Così finì, pensata e calcolata prima che Heisenberg la pubblicasse, la teoria, che da Heisenberg prese nome, del nucleo fatto di protoni e neutroni. […]
E Majorana non solo, quando la teoria di Heisenberg viene accettata e celebrata, non condivide il rammarico degli altri fisici dell’Istituto romano per non averla lui tempestivamente pubblicata, ma concepisce nei riguardi del fisico tedesco un sentimento di ammirazione […] e di gratitudine […]. Heisenberg gli è come un amico sconosciuto: uno che senza saperlo, senza conoscerlo, l’ha come salvato da un pericolo, gli ha come evitato un sacrificio.

 

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