Biotecnologia

La biotecnologia promette di essere la più grande rivoluzione nella storia dell’uomo. Entro la fine di questo decennio avrà di gran lunga sorpassato l’energia nucleare e i computer per quanto riguarda l’impatto sulla nostra vita quotidiana. […]
Ma la rivoluzione biotecnologica si distingue dalle trasformazioni scientifiche del passato per tre aspetti essenziali.
In primo luogo, la ricerca ha base ampia e diffusa. Gli Stati Uniti sono entrati nell’era atomica grazie al lavoro svolto in un solo centro di ricerca, Los Alamos. Sono entrati nell’era del computer grazie agli sforzi di una decina di aziende. Ma la ricerca biotecnologica, nei soli Stati Uniti, viene svolta in oltre 2000 laboratori. Cinquecento società investono in questa tecnologia cinque miliardi di dollari l’anno.
In secondo luogo, gran parte della ricerca è insensata e futile. I tentativi di creare trote più chiare perché siano più facilmente visibili nei corsi d’acqua, o alberi quadrati per facilitare il commercio del legname, o cellule di profumo iniettabili che consentano di emanare in continuazione l’aroma preferito possono sembrare uno scherzo, ma sono mera realtà.[…]
In terzo luogo, si tratta di operazioni al di fuori di ogni controllo. Manca una qualsiasi supervisione. Non vi è alcuna legge federale in proposito. Né negli Stati Uniti, né nel resto del mondo vi è a questo riguardo una coerente politica governativa. E poiché i prodotti della biotecnologia vanno dai farmaci ai prodotti agricoli, alla neve artificiale, è difficile stabilire una politica intelligente. Ma ancor più preoccupante è il fatto che nessuno, tra gli stessi scienziati, abbia assunto una funzione vigilatrice.[…]
Per quattrocento anni, dai tempi di Galileo, la scienza è sempre stata l’espressione di una libera e disinteressata indagine sui processi della natura. Gli scienziati hanno sempre ignorato i confini nazionali, tenendosi al di sopra delle transitorie questioni politiche e perfino delle guerre. Si sono sempre ribellati alla segretezza della ricerca e hanno persino sollevato obiezioni all’idea di brevettare le loro scoperte giacché consideravano la loro opera come un servigio reso all’umanità tutta. E, per molte generazioni, il lavoro dello scienziato ha, di fatto, conservato un carattere particolarmente altruistico.

 

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