Aymara

“Ora parlami dell’aymara, se non ti dispiace.”
“Non fare il somaro e ascolta”, pretese Jabba.
“Questo protolinguaggio originale…”
“La lingua di Adamo ed Eva?” scherzai, ma Proxy mi ignorò.
“… è conosciuto come nostratico e si calcola che sia esistito circa tredicimila anni fa. Cervelloni delle migliori università del mondo si bruciano i neuroni da mezzo secolo tentando di ricostruirlo.”
“Molto interessante”, mi lasciai scappare, annoiato.
“Adesso saprai quanto, ignorante!” proruppe Jabba.
“C’è tutta una corrente di pensiero all’interno della linguistica che lavora sulla teoria secondo cui l’aymara potrebbe essere quella prima lingua madre. Il tronco… Afferrato?”
Rimasi di ghiaccio e il mio volto dovette rifletterlo perchè il malumore del mio compagno scomparve.
“Infatti”, disse Proxy, riprendendo la parola, gli occhi che le brillavano in modo strano, “l’aymara è molto lontano dall’essere una lingua qualsiasi. Stiamo parlando di una lingua perfetta, una lingua la cui struttura logica è talmente straordinaria che sembra più il risultato di un disegno preordinato che di un’evoluzione naturale. Gli aymaras chiamavano la loro lingua Jaqui Aru, che significa ‘linguaggio umano’, e la parola aymara significa ‘popolo dei tempi remoti’…” […]
“Per fartelo capire”, continuò pazientemente Proxy, “ci sono un mucchio di studiosi nel mondo che concordano nell’affermare che l’aymara è una lingua che sembra ideata in base alle stesse regole che si seguono oggi per scrivere linguaggi di programmazione informatica. E’ una lingua con due elementi di base, radici e suffissi, che di per sé , non hanno alcun significato, ma che legati gli uni agli altri in lunghe catene li creano tutti… Come un linguaggio matematico! […] Le combinazioni dei suffissi aymaras obbediscono ad una regolarità algebrica, una specie di anello di polinomi con una tale quantità di astrazione matematica che è impossibile credere che sia il prodotto di una evoluzione naturale.”

 

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