Aminoacidi

“Ritorniamo all’inizio della vita, al brodo primordiale, dove il motore dell’evoluzione si è acceso per la prima volta.”
Lisa ricordò che Anna aveva già accennato in precedenza che la storia della Campana risaliva all’origine della vita. Era lì che voleva andare a parare? Lisa aprì bene le orecchie, pronta a sentire che piega avrebbe preso la discussione.
“Riportiamo indietro le lancette dell’orologio”, disse Anna, “a un momento precedente alla comparsa della prima cellula. Ricordi il principio di Darwin: ciò che esiste ha necessariamente avuto origine a partire da una forma più semplice, meno complessa. Perciò che cosa c’era prima degli organismi unicellulari? Fino a che punto possiamo ridurre la vita e chiamarla ancora vita? Il DNA è vivo? E un cromosoma? E una proteina o un enzima? Qual è la linea di demarcazione tra la chimica e la vita?”
“Okay, questa è davvero una domanda intrigante”, ammise Lisa.
“Allora gliene farò un’altra. In che modo la vita ha compiuto il salto da un brodo chimico primordiale alla prima cellula?”
Lisa conosceva la risposta. “L’atmosfera della Terra ai primordi era piena di idrogeno, metano e acqua. Aggiungendo qualche scarica di energia, per esempio un fulmine, quei gas possono formare semplici composti organici. Questi ultimi, cuocendo nel proverbiale brodo primordiale, hanno formato una molecola in grado di replicarsi.”
“Il che è stato provato in laboratorio”, confermò Anna. “Una provetta piena di gas ha prodotto un impasto pieno di aminoacidi, i mattoni delle proteine.”
“E così è cominciata la vita.”
“Ah, lei è impaziente, corre troppo”, la punzecchiò Anna. “Per il momento abbiamo soltanto aminoacidi, mattoni. Come passiamo da qualche aminoacido a quella prima proteina in grado di replicarsi completamente?”
“Basta mescolare una quantità sufficiente di aminoacidi e alla fine si concateneranno nella combinazione giusta.”
“Per caso?”
Lisa annuì.
“E’ così che arriviamo alla radice del problema, dottoressa Cummings. Posso convenire con lei che l’evoluzione di Darwin ha svolto un ruolo significativo dopo la formazione della prima proteina in grado di autoreplicarsi. Ma sa quanti aminoacidi devono concatenarsi per formare quella prima proteina capace di replicarsi?”
“No.”
“Un minimo di trentadue. Tanti ne ha la più piccola proteina in grado di replicarsi. Le probabilità che questa proteina si formi per caso sono astronomicamente esigue: dieci alla quarantunesima.”
Lisa scrollò le spalle di fronte a quella cifra. Nonostante la sua avversione per quella donna, cominciava a nutrire un riluttante rispetto nei suoi confronti.
“Mettiamo queste probabilità in prospettiva”, proseguì Anna. “Se prendessimo tutte le proteine presenti in tutte le foreste pluviali del mondo e le dissolvessimo tutte in un brodo di aminoacidi, sarebbe comunque ampiamente improbabile che si formasse una catena di trentadue aminoacidi. In effetti, ci vorrebbe una quantità cinquemila volte superiore per formare una di quelle catene. Cinquemila foreste pluviali. Quindi, come passiamo da una poltiglia di aminoacidi a quel primo moltiplicatore, il primo pezzo di vita?”
Lisa scosse la testa.
Anna incrociò le braccia, soddisfatta. “C’è un vuoto evoluzionistico che anche Darwin fa fatica a colmare.”
“Tuttavia”, ribattè Lisa, rifiutandosi di cedere, “colmare quel vuoto mettendo in mezzo Dio non è scienza. Il fatto che non abbiamo ancora una risposta per colmare quel vuoto non significa che ci sia una causa soprannaturale.”
“Non sto dicendo che è soprannaturale. E poi, chi dice che io non ho una risposta per colmare quel vuoto?”
Lisa la guardò a bocca aperta. “Quale risposta?”
“Una cosa che abbiamo scoperto decenni fa, grazie ai nostri studi sulla Campana. Una cosa che altri ricercatori stanno cominciando ad esplorare soltanto adesso.”
“E che cos’é?” Lisa si accorse di avere cambiato posizione sulla sedia, rinunciando a qualsiasi tentativo di nascondere il suo interesse per tutto ciò che aveva a che fare con la Campana.
“La chiamiamo evoluzione quantica.”
“Che cosa c’entrano i quanti con l’evoluzione?”
“Non solo questo nuovo campo dell’evoluzione quantica rappresenta il sostegno più forte alla tesi del disegno intelligente, ma risponde anche alla domanda fondamentale: chi è l’artefice.”
“Sta scherzando… E chi sarebbe? Dio?”
Nein.” Anna la guardò dritto negli occhi. “Noi.”

 

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