Agostino e il peccato originale

Nel pessimismo di Agostino, così contrastante con la prima fase spensierata della sua vita, rientrava un irrimediabile disprezzo per la sessualità. Dai suoi scritti sulla concupiscenza prende avvio quella sessuofobia che così a lungo ha segnato il cristianesimo.

Le ragioni di questa profonda mutazione sono eminentemente teologiche, se non anche filosofiche, e rispondono all’eterno quesito su cosa sia il male e da dove provenga. All’esordio della sezione dedicata, nella Lettera ai Romani, al confronto tra Adamo e Cristo, Paolo aveva scritto: “Come a causa di un solo uomo [wiki]Adamo[/wiki] il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché [eph’o-i] tutti hanno peccato” (5,12). Traducendo la parola eph’o-i nel modo più appropriato, la frase suona: “per il fatto che tutti hanno peccato”. Il testo di Paolo dice che sono i peccati che ciascuno commette a portare alla morte, non il peccato di Adamo.
Agostino, però, conosceva male il greco e nella traduzione latina della Bibbia lesse quelle parole in modo diverso, influenzato dalla polemica contro Pelagio, angosciato dal dilemma paolino fra desiderio del bene e compimento del male. Traduce allora così: “Come a causa di un solo uomo [Adamo] il peccato è entrato nel mondo e attraverso il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, che in lui [Adamo] hanno peccato”. Ritenne insomma che la cattiva inclinazione degli uomini derivasse dal fatto che ogni nuovo nato sconta il peccato di Adamo. E che la concupiscenza è veicolo o segno di questa macchia originale. Vede la forzatura?
La vedo nettamente, e vedo anche quale fragile base abbia la teoria del “peccato originale”. Del resto, che Agostino avesse un rapporto disturbato con la sessualità è cosa piuttosto nota. Resta la domanda: com’è possibile che, secondo lui, l’umanità intera debba scontare, una generazione dopo l’altra, il peccato di Adamo?

Agostino, riprendendo certe posizioni teologiche precedenti, eredita una concezione negativa della riproduzione che, in quelle fonti, veniva considerata un continuo offrire frutti alla morte. Erano arrivati a dire che il tempo tanto atteso dei giorni ultimi sarebbe arrivato quando le donne avessero smesso di generare. La generazione avviene attraverso il rapporto sessuale, ed ecco allora Agostino dedurne che la sessualità è causa e frutto insieme della concupiscenza; il sesso diventa, in definitiva, tradux peccati, il mezzo che “fa passare” il peccato da Adamo all’umanità. Ciò che nasce è corrotto fin dal principio, perché porta con sé la sporcizia del peccato originale.

 

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